L’Ego (o Dio interiore)

Siamo talmente abituati a vedere le contrapposizioni ovunque (bene o male, giusto o sbagliato, buono o cattivo), che, quando si parla di Ego, lo classifichiamo subito nella sua accezione negativa, come una caratteristica nociva, tossica, che identifica una persona sbagliata.

Chi ne ha molto è visto come una persona egocentrica, egoista, eccetera eccetera.

Giorni fa, ho letto in un libro un riferimento particolare: “…Ego (o Dio interiore) …”; questa cosa mi ha molto colpita e mi ha fatto riflettere sul fatto che forse, abituati come sempre siamo soliti fare, lo abbiamo identificato in modo un po’ troppo frettoloso.

Se lo analizzassimo con attenzione, scopriremmo che in realtà la sua funzione è quella di proteggerci, di incoraggiarci, di accrescere la fiducia in noi stessi, nei nostri doni e nelle nostre qualità.

E questo avviene quando, dopo aver fatto qualcosa, sentiamo una voce dentro di noi che ci incoraggia: “Bravo! Hai fatto una cosa giusta!” oppure “Hai visto cosa sei riuscito a fare?”.

In realtà ci spinge a vedere la parte bella, sana e positiva di noi. Non sta lì a dire “non vali niente” o “non sei abbastanza”, non lo fa mai.

A volte vuole provare a tenerci al sicuro, quando ci dice “Ah! non andare, vedrai.. poi farai una brutta figura…” oppure “Attento! Chissà cosa potrebbe accadere se lo facessi!”, ma sempre con la finalità di proteggerci.

La linea sottile tra la normalità e l’eccesso (quindi sia troppo che troppo poco) si crea quando l’Ego lavora in modo diverso perché la persona sceglie di giudicarsi confrontandosi con gli altri.

Generalmente questo avviene attraverso il senso di superiorità, ma a volte può anche essere demotivante e depressivo; se siamo avvolti da emozioni negative, se ci lasciamo travolgere da loro, la voce della mente ci dirà frasi come “Ecco, vedi? Quella persona parla male di te!”, “Quel tipo sta facendo di tutto per farti del male”, “Lo vedi? Non vali abbastanza!”.

La domanda allora è: perché l’Ego da incentivante/sostegno diventa tossico?

Come per tutte le cose che ci riguardano, tutto è legato allo stato emotivo in cui ci troviamo. Mi spiego meglio: se siamo in una emozione negativa, anche tutti i nostri pensieri si plasmeranno in modo coerente.

Non c’è nulla di distorto nella voce del nostro Ego o Dio interiore quando ci incoraggia, ci stimola e ci dice cose che probabilmente non ci siamo sentiti dire spesso, anzi! È una cosa bellissima!

Ma quando decidiamo di confrontarci con l’altro (fuori da noi), di fatto ci giudichiamo mettendoci sul podio (primo, secondo, terzo o ultimo); solo allora, avendo pensieri ed emozioni tossiche, abbassiamo le nostre vibrazioni in tutto ciò che siamo, anche quindi nel nostro Dio interiore.

La parte dell’Ego in cui ci incoraggia, ci sostiene e ci riconosce i nostri meriti, non è egoismo, quello è Amore verso noi stessi.

E così ha molto più senso.

Per questo è importante fare in modo che le nostre emozioni vengano rese e mantenute più a lungo possibile nella positività, nell’amore, nella gioia, nella felicità e nell’allegria, e, automaticamente, tenere sempre più lontane quelle nocive di rabbia, paura, ingiustizia, tradimento o vergogna.

Non è l’Ego ad essere tossico ma è l’emozione con cui noi lo richiamiamo e lo viviamo.

È finito il Natale..

E così, tra poche ore, una parte del mio cuore tornerà a Vancouver per riprendere la sua vita quotidiana.

A differenza degli ultimi due anni, questa volta volerà con lui la sua ragazza per restare lì almeno diversi mesi e questa per me è un’ottima notizia, perché saperlo solo, così distante, non è mai stata una gran cosa.

Ogni volta però si ripresenta questo distacco fisico e, come ogni anno, ci metto un po’ a metabolizzarlo.

Mi aggrappo con forza alle parole lette nel libro “Pensieri in cammino di Chica e Michele” della mia amica Enrica Recagni, «L’ASSENZA NON È MANCANZA.», ed è così, perché l’assenza fisica non mette in dubbio la sua presenza nel mio cuore. Ma non è facile per niente.

Curioso che, nel libro, la frase sia associata al giorno 9 gennaio e quasi ci siamo.

Ho solo una domanda: come posso affrontare questo momento?

Potrei provare ad ingannare il mio cervello, ripetendomi semplicemente che tornerà tra una settimana perché, in fondo, una vacanza gli è concessa!  😂

Oppure potrei dedicare il tempo a fare tante cose così da tenere la mente occupata costantemente, senza interruzioni, però quando arriva la sera non sarebbe affatto facile comunque.. 😢

Altrimenti potrei arrivare in Canada con il teletrasporto ogni volta che lo desidero, così da essere libera di viaggiare al bisogno e al piacere di rivederlo.. 😎 (però mi sa che dovrò aspettare un po’ ancora prima che questo sia realizzabile..)

Così mi resta sempre e solo una cosa: prenderlo dolcemente tra i palmi e portarlo all’interno del mio cuore, dove in realtà sempre è, ma con le mani proteggerlo da tutto e da tutti. Lì potrò incontrarlo ogni volta che vorrò, in attesa di organizzare tra qualche mese un costosissimo e faticosissimo viaggio a Vancouver..!  🩷

 

Il nostro lato oscuro

Ho volutamente utilizzato la parola «oscuro», perché spesso preferisco usare termini come «poca luce» o simili; questa volta però sento giusto guardare in faccia le cose come sono.

C’è l’oscurità in noi, in tutti noi.

Ed è normale se pensiamo che siamo in un mondo duale dove non può esistere la luce senza l’ombra, e tanto sarà grande la luce, tanto l’ombra si manifesterà. Ma non si viene aggrediti da qualcosa di esterno e tossico che attacca il buono e bello che siamo.

No.

Tanto siamo Luce, tanto abbiamo di Ombra.

Siamo un pendolo che sta cercando il suo centro. Sarà anche bilanciato da fermo ma, quando viene spostato, inizierà a oscillare cercando di nuovo il suo punto di equilibrio. Per farlo, reagirà agli episodi della vita spostandosi e oscillerà in base alla forza dell’avvenimento appena vissuto.

Solo bilanciando perfettamente le due parti si ritroverà il centro.

Per fare questo utilizziamo la scelta quotidiana e continua, il nostro libero arbitrio, preferendo uno o l’altro aspetto di noi.

Quotidiana e continua.

È difficile guardarsi a 360°, vedendo le parti di cui proprio non andiamo fieri. Ma proprio osservandole e accettando la nostra dualità che potremo effettuare la scelta di essere ciò che vogliamo essere.

Il nostro centro.

Con Amore 🩷

La Sacra di San Michele

Sacra di San MicheleTante volte avevo sentito parlare di questo luogo così affascinante, ma mai finora ero riuscita a visitarlo.

La Sacra di San Michele Arcangelo fa parte dei siti che determinano la famosa «Linea di Michele», anzi, ne è il punto centrale. Il punto più a nord è in Irlanda, a Skellig Michael, dove, su un isolotto, c’è un antico e difficilmente accessibile monastero di origine cristiana.

Il secondo sito è in Regno Unito, in Cornovaglia e si chiama St. Michael’s Mount; il terzo è Mont Saint-Michel (Francia), con il suo fascino misterioso e meraviglioso, un’isola che non è un’isola.

Dopo la Sacra di San Michele di Torino, c’è Monte Sant’Angelo (Puglia, ancora in Italia), il monastero di Panormitis (isola di Symi, Grecia) e il monastero di Stella Maris (Monte Carmelo, Israele).

Sono arrivata alla Sacra di San Michele Arcangelo con molta aspettativa; negli ultimi anni ho sentito molto forte il legame con gli Arcangeli e Michele è certamente uno tra i più importanti.

Non ero sola, avevo accanto due cari amici e compagni di viaggio!

Ho iniziato con la «scelta»: salire a piedi i tantissimi scalini o prendere l’ascensore per anziani e disabili. Lo so, dalla mia solo chili in eccesso ed età non più verde… Però ammetto di aver tentennato.

Alla fine, ho scelto di salire a piedi, un po’ perché non volevo cedere all’età, un po’ perché, vista la base religiosa che ho, ho ritenuto espiatorio faticare e salire i 243 scalini…

Mi sono santificata e in rigoroso silenzio ho iniziato la scalata; solo brevi pause qua e là per riprendere fiato e lucidità.

Ma sempre con molta aspettativa…

Talmente tanta la fatica e la stanchezza, che abbiamo superato senza accorgercene lo Scalone dei Morti (chissà perché questo nome…) e il Portale dello Zodiaco; potrei dire che tornerò un’altra volta per osservarli meglio ma forse direi una bugia…

Finalmente, siamo arrivati in cima! Ho preso fiato per l’ultima volta e sono entrata…

E lì la botta.

Ci saranno stati almeno 200 ragazzi in gita… l’atmosfera era surreale.

Molto brusio, il prete sull’altare che ha iniziato la predica della Messa, persone che si stavano confessando qui e là con sacerdoti poggiati su sedie sparse.

Io persa.

Frastornata.

Delusa.

Dentro di me ho pensato: “sarò atea” perché non avrei voluto trovarmi in quella confusione.

Ho guardato la statua dell’Arcangelo accanto all’altare e non mi è piaciuta. Non mi è piaciuta l’immagine.

Mi sono avvicinata e non mi è piaciuto l’aspetto che ho visto duro e spietato.

Così ho incominciato a girovagare, sempre in mezzo al chiasso e, soprattutto, sempre infastidita da tutto ciò che avevo intorno.

– Non ti curare della confusione, senti l’Energia.

All’improvviso questa Voce nella mia testa.

Mi sono fermata e poi sono andata a sedermi in un angolo e l’ho sentita.

Le lacrime hanno cominciato a scendere lungo le mie guance.

Non riesco a descrivere la bellezza e l’immensità dell’Amore che ho percepito e, per la prima volta, ho sentito la dolcezza di Michele. E, per la prima volta, l’ho riconosciuto perché era esattamente quello che, dentro di me, sapevo essere.

E mi sono sentita a Casa.

 

E se restassimo senza un Papa?

26 aprile 2025

Oggi all’improvviso, questa idea nella mente: ho realmente bisogno di una figura che mi indichi la via della spiritualità?

Non voglio entrare nel merito né voglio valutare il comportamento della chiesa cattolica negli ultimi anni, ma mi chiedo: abbiamo realmente bisogno di una persona che ci indichi “la strada”? O forse, dopo 2000 anni, siamo in grado di capire il reale messaggio di Gesù?

In ogni occasione, Lui ha sempre ripetuto che siamo fratelli, che siamo tutti figli del Padre, che non c’era differenza tra noi e Lui; perché è così difficile comprendere questi concetti?

Se Gesù è come me, come noi, aveva bisogno di un Papa?

Perché non provare a parlare con Dio direttamente, vedendolo finalmente, non per quello che crediamo sia, ma per quello che realmente è, cioè Amore puro? Così come abbiamo parlato con il nostro padre umano?

Ormai ho compreso che Dio non è quello che ci hanno raccontato da piccoli, il vecchio che ci giudica, che decide chi è stato buono o cattivo. Quella è l’immagine creata sul modello umano che non ha niente a che vedere con Dio, che non ha emozioni e comportamenti di vendetta, ingiustizia e giudizio.

Sento il bisogno di cercarlo dentro di me, dove in realtà è sempre stato.

E sento il bisogno di vederlo attraverso lo stesso sguardo degli occhi amorevoli di Gesù, e di rivolgermi direttamente a Dio chiamandolo Padre, ritrovando in me le Sue cellule, che sono in me come sono in me le cellule biologiche del mio papà umano.

E so che sarà un magnifico incontro.

 

 

 

 

Cosa è per me Dio

10 Marzo 2025
Sono cresciuta in un Paese cattolico dove mi hanno presentato Dio come un anziano seduto su un trono che ci guarda e controlla ogni attimo della nostra vita, in attesa di incontrarci tutti insieme per giudicare il nostro operato e valutarci come “buoni” o “cattivi”.
Questo Dio è lo stesso che nella Genesi, per mettere alla prova la fede di Abramo, gli ordina di sacrificare il proprio figlio Isacco (22,1-18).
Ogni volta che mi è stato detto di “aver fede in Lui”, sono sempre rimasta perplessa, direi impaurita… Mi rendo conto di non averlo mai cercarlo e oggi comprendo da questa riflessione perché l’immagine che ho di lui nella testa è la stessa di quando ero bambina.
Io non volevo e non voglio un Dio così.
Non lo riconosco.
Negli anni sono andata avanti per la mia strada e ho seguito il mio percorso. Curioso che mi sia ritrovata a imparare le cure Essene, che venivano fatte all’epoca di Gesù…
E Lui ne parlava in modo diverso, amorevole, lo chiamava “Padre”, che cosa meravigliosa!
Perché le due immagini sono così distanti? Quale quella corretta? Almeno una delle due è giusta? Dopo aver scritto il mio ultimo post, è stato come se tutto fosse diventato chiaro.
DIO è AMORE. O meglio, l’AMORE è DIO.
Non è una persona come lo siamo noi, non è giovane o vecchio, non giudica, non punisce, non determina fortuna o sfortuna di qualcuno, non fa nulla di tutto questo. Lo abbiamo personalizzato al punto da umanizzarlo, ma con un modello di umano talmente rancoroso, spietato e giudicante da non essere vero.
Tutte questi “difetti” che gli abbiamo attribuito, sono lo specchio delle nostre ansie, delle nostre insicurezze e, soprattutto, delle nostre paure. L’Amore, e quindi Dio, è al di là di tutto questo perché «non pensa come un Umano, non ha una realtà come un Umano, non ha una natura umana e non ha nessuno degli attributi che potrebbero vagamente consentire un simile evento di tipo Umano e a bassa energia. Questa è la forma peggiore di “umanizzazione di Dio”» (Cit.).
Ho difficoltà a pregare il Dio della mia infanzia, ma amo con tutto il cuore l’Amore in tutte le sue forme.
L’Amore è dentro ognuno di noi, quindi Dio (Amore ed Essenza del Tutto) è in noi e noi siamo una parte di questo Amore.
In questo IO CREDO.

La potenza del cuore

8 Marzo 2025

Il cuore rappresenta l’amore e non ha limiti.

Possiamo rinchiuderlo forzatamente in uno spazio angusto, possiamo decidere di proteggerlo, ma non porterà nulla.

L’unica via per essere veramente liberi e felici e spalancarlo oltre tutto e tutti, senza aspettarsi amore e riconoscimento dagli altri, senza aver paura di mostrarsi e mostrarlo, senza confrontarlo con il cuore e l’amore degli altri, senza aver paura dei propri sentimenti, anche quando quelli degli altri sembrano diversi dei nostri.

Non c’è vergogna nell’amare, non c’è mai vergogna nell’aprirsi al mondo esterno e agli altri.

Quando il nostro cuore, il nostro amore è verso tutti e tutto, il mondo esterno ci apparirà completamente diverso.

Quando la GIOIA uscirà da ogni nostro poro, con un’esplosione di amore intorno a noi, anche gli altri ne saranno contagiati.

E non c’è niente di più bello al mondo.

Boom!

L’ultimo saluto

Qualche giorno fa sono stata in chiesa per dare l’ultimo saluto a una persona che ho conosciuto e stimato durante la mia vita lavorativa. Moltissime persone sono venute per omaggiarlo tanto da non riuscire a entrare tutti all’interno della struttura.

Durante l’omelia ho sentito le solite frasi, quelle che entrano ed escono dalla mente con la stessa costante velocità e senza lasciare traccia.

Dentro di me ho pensato… quali parole potrebbero essere di aiuto per una moglie, un marito o un figlio, un familiare, quando un loro caro passa oltre il velo?

Ecco… la prima cosa che direi è proprio questa: la persona che amiamo e che non riusciamo a vedere, è sempre qua, solo che, avendo lasciato il piano fisico, ora è pura energia.

Direi che, avendo superato la materia, ora possono seguire il loro cammino ma anche esserci accanto perché sono energia quantica.

Racconterei di come si nasce scegliendo il luogo, i genitori e quello che si viene a fare, ma si conosce già anche il momento in cui si tornerà a casa. E si torna a casa quando si sono vissute le cose programmate, sempre in totale sintonia e sincronicità con le esperienze che le persone che ci sono accanto sono venute a vivere.

Racconterei che «L’Assenza non è mancanza» citando una frase a me molto cara presa dal primo libro della mia amica Enrica dal titolo «Pensieri in cammino di Chica e Michele»; perché l’assenza fisica non significa perdere qualcuno e ci permette di assimilarlo in noi, accoglierlo nel nostro cuore e coccolarlo lì con ancora più amore di prima ma, soprattutto, senza quelle incomprensioni che possiamo avere avuto anche con la persona che amiamo di più.

Direi anche di avere la certezza che quando sarà il nostro turno, la persona sarà lì ad accoglierci e a riabbracciarci con gioia, perché da sempre abbiamo scelto di percorrere insieme tutte le nostre strade.

Racconterei che probabilmente ci ritroveremo a pianificare un’altra «missione» sulla terra da vivere nuovamente uno accanto all’altro, magari giocando un po’ sui personaggi da interpretare… saremo padre e figlio questa volta? O moglie e marito? E cosa torneremo a imparare?

Perché questo è e sarà sempre solo un arrivederci. 🩷

È di nuovo Natale ❤️🎄

24 Dicembre 2024

Siamo arrivati nuovamente a quel periodo dell’anno che rappresenta per le persone che lo festeggiano l’Amore, la famiglia e l’unione.

È un po’ un modo di tirarsi fuori dalla pesantezza e dalla tossicità del mondo esterno, per ritrovarsi e ritrovare così il nostro equilibrio.

Ogni anno ci riproponiamo di migliorare la qualità della nostra vita e poi finiamo sempre per ripetere le stesse cose e molto spesso gli stessi errori.

Quando non viviamo bene il rapporto con le persone con cui ci relazioniamo, che sia in ambito affettivo o lavorativo poco importa, restiamo lì aspettando un loro cambiamento e ci rammarichiamo quando questo non avviene.

La novità è che stiamo comprendendo che il cambiamento nell’altro avviene solo quando cambiamo noi stessi.

Noi ci relazioniamo con gli altri attraverso le nostre esperienze e le nostre emozioni, quindi li vediamo attraverso un filtro emotivo tutto nostro.

Questi filtri, che sono ovviamente presenti in tutte le persone, alterano la realtà oggettiva e, in base alle esperienze e alle emozioni del vissuto di ciascuno, esaltano le cose negative da noi più temute.

È importante quindi, cercare di vivere questi episodi con l’attenzione alle nostre sensazioni, riconoscendo quando sono le stesse emozioni negative e tossiche già provate altre volte che tanto ci feriscono.

Già riconoscerle è un grosso passo, che, alla lunga, ci porterà ad accorgerci prima quando stanno per riproporsi, permettendoci così di imparare a gestirle. 

Di fatto, questo risulterà per noi un grande cambiamento!

Spesso sento dire “Da quando ho modificato questa abitudine, ho visto un cambiamento anche nelle persone che mi vivono accanto!

Esatto!

È proprio così che funziona.

Auguro a tutti di scegliere, attraverso l’osservazione di sé, di guardare gli altri con occhi nuovi, non più attraverso le proprie emozioni, a volte tossiche, che ci comprimono il cuore.

Si scoprirà così che si può vivere meglio, perché farlo resta sempre una nostra scelta.

Buon Natale!🎄 ❤️

Grazie

25 Luglio 2024

La scorsa settimana sono rientrata in Italia dopo aver fatto un viaggio in Inghilterra con un gruppo organizzato da Anne Givaudan. Il percorso prevedeva la visita a luoghi antichi e sacri: Glastonbury, Swindon, Avebury e Stonehenge; nomi e luoghi che richiamano alla mente Giuseppe D’Arimatea, il Santo Graal, Avalon, re Artù e il mago Merlino.. basta poco per far colmare il cuore da gioia e da Amore.

A Glastonbury abbiamo visitato il Chalice Well, l’Abbazia, il Tor e altri luoghi talmente toccanti da rimanere nei nostri cuori.. Tutto mi è sembrato armonioso e magico.. i luoghi, le esperienze e le meravigliose persone con le quali ho avuto la fortuna di condividere questa esperienza. Le risate, la rana (questa è solo per loro! 🐸😅), la magia che ci ha legati in modo gioioso e raro.

Abbiamo cercato e trovato l’unione tra il sacro femminile e maschile, l’energia di Maria e di Michele, i canali energetici della Terra.

Le foreste di Avalon e l’incontro con la natura per comprendere il rispetto che merita, la bellezza e l’armonia dei luoghi incontaminati dal tocco non sempre benefico dell’essere umano.

E Stonehenge.. magica e bisognosa di Amore.. e il ringraziamento con il cerchio di grano apparso a poca distanza il giorno dopo la nostra visita..

Tanto e tanto altro è stato, è e sarà ancora in tutti noi.

Questo scritto è per ringraziare tutti quanti i partecipanti.. vi voglio bene. 💞